HOME / Un caso di calciatore agonista con preeccitazione ventricolare intermittente

Dott.ssa Jessica Rauzino, Policlinico Casilino - Roma

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Commento del Dott. D'Este

Il caso descritto molto ben descritto e brillantemente risolto dalla collega si presta ad alcune osservazioni:


1) gli atleti spesso tendono a sottovalutare e/o a non dichiarare sintomi, in particolare sintomi relativi ad aritmie cardiache (cioè le palpitazioni), per due ordini di motivi: da un lato temono che riferire il sintomo possa condurre ad un giudizio di non idoneità allo sport agonistico, dall’altro sono assuefatti alla comparsa più o meno frequente di cardiopalmo ben tollerato e poco o per nulla incidente sulla performance sportiva e perciò, in buona fede, ritengono che questo sintomo sia in qualche misura “normale” e non degno di essere riferito all’atto della visita di idoneità. Di qui la necessità di un’anamnesi sempre paziente e accurata, specialmente in soggetti con segni ECG (preeccitazione ventricolare sospetta o manifesta, intervallo P-R corto) compatibili con tachicardie parossistiche.

2) nell’atleta oggetto del caso il test da sforzo aveva escluso una via anomala con caratteristiche potenzialmente minacciose, poiché la preeccitazione era precocemente scomparsa durante il test da sforzo ad un carico di 25 watts. Questo tuttavia non esclude che la via anomala possa generare aritmie. Infatti, se la via anomala ha capacità conduttiva anche in senso retrogrado e se inoltre vi è una sufficiente differenza tra il periodo refrattario anterogrado della via anomala e il periodo refrattario anterogrado del nodo atrio-ventricolare, si possono creare le condizioni per un rientro ventricolo-atriale e dunque per l’innesco di una tachicardia reciprocante. Quindi, fermo restando che l’aritmia non avrebbe avuto (e in effetti non aveva) caratteristiche di minacciosità, la presenza di aritmie sintomatiche e inducibili in questo giovane atleta non sarebbe stata compatibile con la idoneità agonistica.

3) L’ablazione selettiva della via anomala consente in questi casi di risolvere il problema in maniera definitiva e di consentire serenamente il ritorno all’attività agonistica. A completamento di quanto riportato nel caso descritto, va sottolineato che il ritorno all’attività agonistica dopo ablazione efficace è autorizzabile se: a) i segni di preeccitazione all’ECG sono certamente scomparsi; b) non esiste cardiopatia sottostante c) il soggetto permane asintomatico d) è trascorso almeno un mese dall’ablazione, tempo che si ritiene sufficiente per la riparazione delle lesioni determinate dall’ablazione. Nei casi dubbi sarà necessario invece effettuare uno studio elettrofisiologico di controllo che confermi la scomparsa della preeccitazione.